Ci piace pensare al cavallo come “essere vivente” più che “oggetto al nostro servizio”. Va da se che il nostro impegno va in direzione di un allevamento il più possibile rispondente alle esigenze di specie, una gestione ed una modellazione comportamentale priva di costrizioni o maltrattamenti, una stabulazione libera in branco per una socializzazione ottimale.
Dal canto nostro non abbiamo sposato nessuna tecnica particolare, lungi da noi riferimenti diretti a teorie e pratiche non scientifiche divulgate per esempio da Ray Hunt, Buck Brannaman, Monthy Roberts, Pat Parelli, Carolyn Resnick ecc… E’ nostra inclinazione analizzare ogni cosa con spirito critico ed in direzione prettamente scientifica, con l’obiettivo di formulare un’autonoma visione delle cose mediante la costante informazione, l’osservazione, lo studio, la pratica, la sperimentazione e tutto ciò che fa corretta cultura.
Condividiamo in pieno la visione zooantropologica del cavallo, ci affascina la comunicazione e la spinta relazionele che può restituirci questo splendido animale. Molto spesso ci soffermiamo a guardare i nostri soggetti al pascolo, in branco, allo scopo di cogliere ogni piccolo dettaglio del loro comportamento, ed il grado di interazione che potremmo riuscire ad avere con essi.
Miriamo a “lavorare” variando continuamente i nostri programmi, a rendere i cavalli interessati, a portarli realmente a pensare durante le loro azioni.
Abbiamo la convinzione, inoltre, che il ferro serva all’industria e non ai cavalli, non utilizziamo quindi nessun organo meccanico di costrizione, in bocca come pure ai piedi, con il risultato di ottenere soggetti in ottima salute, rilassati, privi di timori nonchè più propensi alla collaborazione.
Con i cavalli tuttavia non si finisce mai di crescere……
